PER TRADURRE BENE BISOGNA LEGGERE BENE

(un’esperienza di lettura e due consigli, anzi tre)

Eccomi qui, con un nuovo aggiornamento delle mie avventure. Il mese scorso ti avevo accennato di un corso per me molto importante, che mi terrà impegnata fino a novembre. Si tratta di un seminario per traduttori letterari, organizzato dalla sede torinese della scuola per traduttori di Salamanca, in collaborazione con la casa editrice Lindau, concepito per essere super pratico e dare agli studenti uno sguardo sincero e reale sul mondo della traduzione letterale dallo spagnolo all’italiano.

Fin dalla primissima lezione, la nostra insegnante ha sottolineato il fatto che per tradurre bene è importante leggere tanto, soprattutto nella nostra lingua madre. Ci ha quindi consigliato una lista di libri di scrittori italiani contemporanei, nomi che stanno lasciando un segno nella letteratura.

Quando scelgo una lettura, non seguo sempre un criterio preciso, soprattutto quando non conosco l’autore. Nella lista, l’unico di cui avevo già sentito parlare era Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017 con il libro Le otto montagne. Il titolo era fra i consigliati, perciò la prima scelta è stata facile. Per la seconda, invece, ho deciso di puntare su una scrittrice. Ho scelto infine Nadia Terranova, col suo libro Addio fantasmi, finalista al Premio Strega 2019. E qui apro una parentesi sullo strambo perché della mia scelta. Avevo appena finito di leggere La signora Bovary nella traduzione della scrittrice Natalia Ginzburg, la biblioteca dove vado a reperire i libri è intitolata a Natalia Ginzburg, e la citazione che apre Addio fantasmi è presa da un’opera di…? Natalia Ginzburg. Una scelta logica, no?

Addio fantasmi parla dell’assenza di un padre, malato di depressione, che un giorno si è alzato dal letto e non è più tornato. Parla del mare di Messina, dell’acqua piovana che filtra dal tetto di casa fino a sfondarlo. Di un rapporto tra madre e figlia che diventa un calderone di rabbia e frasi non dette. Dell’amicizia tra due ragazzine, che si logora a poco a poco fino a farle diventare quasi estranee. Del matrimonio stanco in cui la protagonista, Ida, si rifugia. Parla di sogni e incubi, del terrore di non sapere, di non ricordare.

In questo libro, l’acqua è onnipresente, sia come realtà fisica che come metafora. Compare nei sogni di Ida, nei suoi ricordi, è pioggia e mare.

È un libro che va dritto al cuore, letteralmente! Soprattutto nella prima metà, ci sono stati dei momenti in cui durante la lettura mi sono proprio portata una mano sul cuore, come per proteggerlo dalle frasi che stavo leggendo. Nadia Terranova non ci va leggera, espone fatti e pensieri senza filtri e mi ha fatto scendere qualche lacrima di dolore. Ma c’è anche tanta dolcezza in quello che scrive. Il finale, poi, una vera catarsi.

Ho avuto bisogno di una giornata intera di pausa dalla lettura per digerire tutto quello che l’autrice ha costruito e smontato in me grazie al suo libro; infine ho cominciato Le otto montagne.

Come penso tu abbia già capito, il filo conduttore di questo secondo testo sono proprio le montagne, raccontate in un modo meraviglioso, così reale e vivido.

Anche in questo libro il protagonista, Pietro, ci parla del rapporto con suo padre, per cui la montagna è sinonimo di felicità. Ci racconta inoltre dell’amicizia senza tempo con un ragazzino conosciuto in un paesino ai piedi del Monte Rosa. Questo personaggio, Bruno, è di grande importanza nella storia ed è probabilmente il mio preferito. Personaggi in secondo piano, ma fondamentali, sono le donne. Tutte forze della natura: la madre di Pietro, la madre di Bruno, e Lara, che incontrerai nella terza parte della storia.

Questo secondo libro mi è sembrato in qualche modo opposto al primo, ma tocca temi così simili, che non ho potuto evitare di metterli a confronto.

Non mi dilungherò molto, non ti preoccupare, ma davvero ne sono rimasta entusiasta e volevo rendertene partecipe!

Sono narrati entrambi in prima persona, ma mentre il primo si colloca in una specie di dimensione onirica della realtà, il secondo è più pratico, concreto, le cose stanno così punto e basta, o riesci ad arrivare in cima alla montagna, o torni indietro.

Così come in Addio fantasmi la casa di Messina ha un ruolo centrale nella narrazione, anche in Le otto montagne le case sono fondamentali. Sono davvero un rifugio, un luogo amato e pieno di ricordi. Mentre nel primo libro il mare custodisce i ricordi, ma rappresenta anche un modo per dimenticare e, forse, sparire, nel secondo libro la montagna è uno scrigno per la memoria, conserva le tracce di chi è passato prima di noi, di quello che è accaduto nelle stagioni precedenti.

In merito alla spiegazione del titolo “Le otto montagne”, quanto l’ho amata! Non ti dico niente, perché non mi sembra giusto privarti della bellezza della scoperta, sappi solo che in tre parole si può racchiudere la filosofia di una vita intera.

Non sto a dirti di più, spero di aver attirato la tua curiosità con queste mie riflessioni da lettrice contenta. Credo davvero che entrambi questi libri ti possano piacere, perché le storie sono semplici, ma profonde, e lasciano un segno.

Concludo con un ultimo consiglio: Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin. Ho seguito la presentazione che è stata fatta la settimana scorsa sulla pagina Facebook della casa editrice E/O, in cui proprio Nadia Terranova intervistava l’autrice francese, tramite l’interpretazione consecutiva di Francesca Ciotti. Ti riporto questo commento della Terranova: “Desideravo moltissimo leggerlo, desideravo moltissimo entrare in un romanzo che mi portasse dentro l’argomento di cui deve parlare la letteratura, quindi la vita e la morte, c’è poco altro da fare, la vita e la morte e l’amore, e ci sono tutte e tre queste parole dentro questo libro”.

Se ti va, fammi sapere se hai già letto questi titoli e che cosa ne pensi, soprattutto se hai qualche altra perla da consigliarmi.

Alla prossima e… Avanti tutta!

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