UN ANNO INFINITO

(ma per fortuna che è finito)

Eccoci qui, siamo arrivati alle ultime battute di un anno surreale. Se mi leggi da un po’ sai che il mio vero Capodanno è a settembre, ma quest’anno non posso evitare di fare un bilancio dei mesi passati.

Circa in questo periodo, lo scorso dicembre, stavo ufficializzando la mia volontà di non continuare a lavorare in azienda, per lanciarmi nel mirabolante mondo della partita IVA. Le vacanze del Natale 2019 sono state tra le più serene che io abbia trascorso dopo più di un lustro, senza compiti, esami da preparare, o altre gatte da pelare. Il 31 dicembre ho cenato nella cucina del B&B di Castiglione delle Stiviere dove alloggiavo e verso le 23 ho attraversato tutta Sirmione in Timberland e vestito di lana per andare a vedere i fuochi d’artificio dalla punta della città, dove ci sono le Grotte di Catullo. E non potevo essere più felice. Così, neanche nelle mie fantasie più distopiche avrei potuto immaginare cosa sarebbe accaduto pochi mesi dopo.

È stato un anno da montagne russe, in cui si parte carichi ed emozionati perché non si sa cosa potrà accadere, pieni di aspettative e con l’adrenalina che sale. Poi ci si ritrova in caduta libera e ci si maledice per la decisione infelice. Ma chi me l’ha fatto fare, mica l’ha ordinato il dottore, cosa ci faccio qui, qualcuno mi aiuti, fermate tutto voglio tornare indietro. Superati il panico iniziale e il timore di non riuscire a reggersi agli appositi sostegni, si comincia a rendersi conto che ci sono altre persone nella nostra stessa situazione. Siamo tutti sulla stessa giostra e sotto sotto anche i più coraggiosi hanno un po’ di paura. Quella sana dose di paura che ci fa affrontare gli imprevisti. Così, al secondo giro della morte sai già cosa aspettarti, non rimani lì a subire il corso degli eventi, ma reagisci, segui il ritmo e cominci a divertirti. Ti guardi intorno e vedi il mondo dall’alto, finalmente non ti sembra più di cadere, ma di volare. Ci vuole un po’ perché il meccanismo scatti, a volte più di metà corsa, altre volte te ne rendi conto all’ultimo salto nel vuoto, però tutti prima o poi ci riusciamo, a volgere a nostro favore anche le situazioni più improbabili.

Finita la corsa, quando sei di nuovo coi piedi per terra, mentre cerchi di capire se lo stomaco è in subbuglio perché l’emozione ti ha fatto venire fame, o perché invece rischi di rigettare anche i pasticcini della Cresima, mentre procedi a passi lenti verso l’uscita perché ti gira la testa, ti prendi un attimo per riflettere in modo oggettivo sull’esperienza appena fatta.

La mia montagna russa è stata intensa, a tratti subdola. In un paio di punti ero convinta che il mio vagone sarebbe sceso in linea retta, invece mi sono ritrovata sballottata a testa in giù, senza più punti di riferimento. Poco a poco me li sono ricostruiti, questi benedetti punti di riferimento, così se mi toccherà ritrovarmi ancora a testa in giù saprò come non perderla, la testa.

Ho fatto pulizia di quello che mi stava stretto e ora ho nuovi maestri (anzi, diciamocelo chiaro, più che altro nuove maestre), nuovi colleghi e nuovi amici. Le quarantene, le zone gialla, arancione e rossa mi hanno permesso di capire a chi e a che cosa voglio dedicare tempo ed energie (la mia prof di italiano del liceo aggiungerebbe anche lacrime, sudore e sangue).

Ho cominciato a tradurre in modo più continuativo, e tengo costantemente le dita incrociate, perché non mi va di uscire tanto presto da questo stato di grazia lavorativa.

Lavoro a parte, ho una lista infinita di cose da fare, posti dove andare e persone da vedere. E posti in cui andare a fare cose con persone, ma poi più ci penso più si aggiungono cose, posti e persone. Tipo tornare a Ferrara e mangiare una Sacher intera col mio amico che ora lavora in Olanda. O andare al primo concerto possibile di Lady Gaga (sì, hai letto bene) con la mia ex collega marchigiana. Eccetera eccetera eccetera.

Visto il periodo, anche la lista di desideri natalizi non può certo mancare; ecco che cos’avrei chiesto a Babbo Natale se fosse stato un anno normale:

– un paio di guanti caldissimi

– libri

– un maglione lungo tutto mio, così smetto di rubarli alla mamma

– altri libri

– tè e tisane

– ancora libri

Cosa vorrei invece in questo Natale bislacco:

– vedere la nonna anche solo dal pianerottolo di casa sua

– bermi un grog caldo nel mio tiki bar preferito (mi va bene anche di mattina quando non ci sono altre persone così si evitano assembramenti, magari in un giorno in cui non devo lavorare troppo, perché nel grog c’è il rum)

– mangiare i cappelletti in brodo e la salamina col purè

– prendermi una giornata intera per non pensare a niente

Tu cosa vorresti in questa edizione straordinaria delle feste natalizie? Ma soprattutto, qual è il piatto tipico a cui non puoi rinunciare e che farà sembrare normale il Natale 2020 almeno per un momento?

Ci sentiamo l’anno prossimo, e fino allora: mascherina, gel igienizzante, metro di distanza, spostamenti solo in caso di necessità e… Avanti tutta!

4 Comments on “UN ANNO INFINITO”

  1. Anno da montagne russe ma che tutto sommato per me è stato un modo per tornare almeno un po’ in Sardegna dopo tanto, troppo tempo.
    Il piatto irrinunciabile lo faccio lo stesso, pure il dolce a un pampepato fatto in casa non si rinuncia.
    Vorrei il pranzo tranquillo in casa con i parenti più strettissimi, ma non si può.
    Non in persona, ma se facessimo un pranzo con collegamento via Meet?
    Ci sono stati tempi peggiori e chi è più in là con gli anni se lo ricorda.
    Passerà anche questa.

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