DIETRO LE QUINTE DI UNA BIBLIOTECA

(ovvero, ode a dodici mesi di quante cose ho imparato)

Manca una settimana esatta alla fine del mio anno di servizio civile. Non so bene come mi sento. Da un lato sono contenta, perché posso lanciarmi di nuovo a capofitto nei miei progetti di traduzione. Dall’altro lato, però, so che la Mediateca mi mancherà molto.

Quante ne ho vissute! Ho un bagaglio di esperienze stupendo, fatto di sfide, traguardi e lezioni imparate. C’è da dire che credo di aver sviluppato ancora più manie ossessivo-compulsive di quante non ne avessi già. Per esempio, immagina la scena. Ho un libro tra le mani, di solito appena rientrato dal prestito. Lo sfoglio per controllare che non ci sia rimasto niente dentro (della varietà di oggetti usati come segnalibri te ne parlo tra poco). Noto con raccapriccio che è sottolineato. Anzi, anche peggio, è pure annotato. A questo punto il piccolo Sheldon Cooper che è dentro di me deve assolutamente cancellare. Mi armo di gomma e pazienza e, con un misto di irritazione e soddisfazione, mi accingo a far tornare immacolata la vittima di carta. Ci sono stati un paio di casi in cui non ho cancellato tuttissimo, perché c’erano annotazioni continue e mi sono limitata a sfoltire i segni di matita qui e là. Però la maggior parte delle volte ho rimesso sugli scaffali libri privi di grafite in eccesso.

Mi è capitato di trovare altri pazzi furiosi come me, che si impermalosivano perché trovavano sottolineature nei libri presi in prestito. Un utente ha addirittura telefonato insistendo perché sgridassimo chi aveva preso il libro prima di lui, perché non riusciva a leggere senza farsi distrarre dalle note dello zelante lettore.

Come ti dicevo, dentro i libri si trova la qualunque. A parte i classici segnalibri più o meno artigianali, sono comparsi: biglietti dell’autobus e del treno, liste della spesa, pezzi di rubrica con nomi, cognomi e numeri di telefono, biglietti da visita di Tizio e di Caio, fiori e foglie secche (tra cui una stella alpina e un quadrifoglio), fazzoletti e strappi di carta igienica, cartoline, biglietti di auguri, santini (di santi e di defunti), una piccola stella marina, il menù di una pizzeria, carte di merendine, capelli. E di sicuro ho dimenticato qualcosa.

Un trucchetto utile che ho imparato, e che magari se frequenti le biblioteche sapevi già, ma per me è stata una rivelazione, è che si possono creare liste di libri sul catalogo del polo. Basta accedere con le proprie credenziali, tra cui lo SPID, e aggiungere i titoli alla propria lista. Ho passato almeno nove mesi ignorando questa funzionalità, ma adesso non rischio più di dimenticarmi il titolo super figo che ho scoperto navigando su e giù per il catalogo e che voglio assolutamente leggere o regalare e di cui poi puntualmente dopo mezz’ora non ricordo più nemmeno l’iniziale dell’autore. Sì, sono leggermente esaltata.

La cosa più da pazzi, anzi, più da masochisti, che prima o poi tutti i bibliotecari devono affrontare, è lo sport estremo dei solleciti telefonici agli utenti che non restituiscono libri da più di 60 giorni. Ci vuole una buona preparazione psicologica prima di cominciare le telefonate. C’è una lista a cui fare riferimento, con tutti i dettagli degli utenti e dei prestiti in ritardo: nome, numero di telefono, indirizzo, quanti e quali libri, quanti giorni di ritardo. Il mio riscaldamento consisteva nello studio approfondito della lista, un po’ come quando si percorrono le strade prima di una gara. Poi mi piazzavo davanti al telefono che viene usato solo per i solleciti, facevo un paio di respiri profondi, scioglievo le articolazioni delle spalle, impugnavo la penna e digitavo il numero. Ho fatto le prime chiamate con la mascherina, ma a un certo punto nella foga mi ritrovavo quasi a urlare, perciò poi mi è stato concesso di toglierla, tanto ero un po’ in disparte.

Gli utenti molto in ritardo hanno tre reazioni standard. Ci sono quelli che negano. Assolutamente no, non è possibile, vi state sbagliando, io non prenderei mai quel libro, ho sempre restituito tutto.

Ci sono quelli che hanno la refurtiva che li fissa ogni santo giorno, ma sono pigri o si dimenticano di portarlo. Per mesi. Di solito un sollecito telefonico fa effetto perché li riscuote dal torpore.

Poi ci sono quelli che sanno perfettamente di essere in torto, ma non ricordano più dove hanno messo il libro, se l’hanno prestato a loro volta, se l’hanno sepolto negli scatoloni dell’ultimo trasloco. Allora si mettono subito sulla difensiva e dicono che controlleranno. Mi è capitato che alcuni interrompessero la chiamata di colpo, come opossum che si fingono morti.

Uscivo stremata da queste sessioni, con una gran voglia di abbracci e di cioccolata. Quando poi vari utenti con la coda più o meno tra le gambe hanno cominciato a riportare libri con ritardi di 200 giorni… Ah, qual gaudio!

Qui si conclude il resoconto delle mie avventure da bibliotecaria, meglio per te perché potrei parlarne per ore.

Alla prossima e… Avanti tutta!

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