CAMBIO DI PROGRAMMA

(per non farsi mancare niente)

Va bene, ho capito, devo cominciare a preparare il piano B per ogni programma, ma anche il C, e il D…

In questo appuntamento vorrei parlarti di cose diverse tra loro, perciò ho pensato di riassumertele adesso, così puoi decidere cosa leggere e cosa saltare.

Ti parlerò di:

una quarantena inaspettata, perché sono stata a contatto con un positivo e mi sono ritrovata, di nuovo, rinchiusa in casa.

– la mia collaborazione con il Festival del Cinema Ritrovato, che anche quest’anno mi sta deliziando e distruggendo con film da tutto il mondo.

– alcuni libri che ho letto nell’ultimo mese; niente recensioni, soltanto le mie personalissime impressioni.

– perché ho scelto proprio l’immagine che vedi per questo articolo.

Bene, cominciamo!

*
La seconda quarantena. Eccolo qui il primo cambio di programma di luglio. Dovevo incontrare amici che non vedevo da tempo, passare un weekend al mare, fare un giro di librerie prima che chiudessero per le ferie, e invece. Invece sono rimasta in quarantena per tre settimane, perché sono stata a stretto contatto con un positivo al virus.

È stata un’esperienza abbastanza surreale, perché per fortuna nessuno è stato male, ma ogni giorno era necessario igienizzare con l’alcool e portare la mascherina in casa. Ne sono uscita con un mucchio di paranoie e una boccetta di alcool spray sempre a portata di mano.

Però ho trovato tutti molto ben organizzati, il Centro Igiene mi chiamava ogni giorno per sapere come stavo, le informazioni erano chiare e puntuali… Insomma, i supereroi della sanità hanno fatto di tutto per non farci andare nel panico e renderci la reclusione più leggera.

Ah giusto, il tampone. Dopo aver sentito alcune testimonianze di persone che già l’avevano fatto, ero pronta al peggio. Perché, ecco, ti entrano a fondo nel naso. Una sorta di allenamento alla mummificazione, ho pensato. Ma in realtà è stato molto meglio di quanto credessi ed essendo risultata negativa da subito ne ho dovuto fare soltanto uno.

*
Il Cinema Ritrovato a Bologna. La quarantena forzata è stata però allietata da una buona notizia: anche quest’anno sono nella squadra degli addetti ai sottotitoli del Festival del Cinema Ritrovato.

Di solito i film che mi vengono assegnati fanno parte della rassegna Cinemalibero; sono film che vengono da tutto il mondo e quest’anno mi hanno portata in Angola, Mozambico, Cina, India, Germania, Filippine, Guyana francese… Ho fatto il giro del mondo stando seduta alla scrivania e come ogni anno ho imparato tantissimo, ho incontrato rivoluzionari, poeti, contadini, sceneggiatori, cantanti, sognatori, registi, architetti…

La peculiarità del Cinema Ritrovato è che le pellicole in lingua originale presenti nella programmazione viaggiano per tutti i festival del mondo, quindi i sottotitoli vengono lanciati in sala durante la proiezione. Ogni volta è uno spasso e un terrore.

Ricordo che al mio primo anno, nel 2017, un film era diviso in due diverse bobine, perciò al termine della prima il proiezionista doveva inserire a mano la seconda. Non so bene cosa fosse successo durante il cambio, fatto sta che d’improvviso l’audio sparì. Andai avanti a memoria con un paio di sottotitoli, poi decisi di intervenire. Uscì drammaticamente dalla mia cabina e altrettanto drammaticamente denunciai la sparizione del sonoro. Non so quanto sconvolta fosse la mia faccia, ma in fretta e furia il proiezionista trafficò con qualche pulsante e tutto tornò alla normalità. Finii di lanciare la seconda parte del film col cuore in gola, pronta a intervenire di nuovo, ma sentendomi un’eroina.

Sempre quell’anno, mi era stato assegnato un film africano in francese e wolof (per il wolof usavo come riferimento la traduzione in inglese). Mi avevano avvertita che la copia su cui avevo lavorato poteva essere diversa da quella che sarebbe stata proiettata, di non preoccuparmi se non avevo i sottotitoli di alcuni dialoghi. Era un film abbastanza lungo, in cui francese e wolof si alternavano spesso. Com’era ovvio che fosse, la parte in più presente nella pellicola della proiezione era in wolof. Ti pareva. Per far ripartire i miei sottotitoli scelsi a sentimento un punto che mi sembrava di riconoscere, poi, a parte qualche altro piccolo scambio di battute sempre in wolof, non ci furono altri intoppi.

Ma a parte questi e altri occasionali episodi simili, il Cinema Ritrovato è sempre un’esperienza entusiasmante. Quante volte in cabina, presa dall’atmosfera, mi sono ritrovata a recitare insieme agli attori mentre ne proiettavo le parole sullo schermo, o mi sono indignata per la sorte di un personaggio, ho riso, a volte quasi pianto, nonostante sapessi già tutto di quelle storie.

*
Libri. Come possono in una quarantena mancare i libri? Ecco quindi alcune letture di cui ti vorrei parlare.

Madrigale senza suono, di Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri).

Ho letto questo libro perché era tra le letture consigliate per il corso di traduzione letteraria che sto seguendo. Che dire, ho capito cos’è un romanzo gotico. E ora ti spiego perché.

Il libro è un intrecciarsi di un manoscritto del Seicento, che riporta la storia del compositore madrigalista Gesualdo da Venosa, con commenti di Igor Stravinskij. La musica è grande protagonista in questa storia e spesso viene descritta come unica ragione di vita, unica vera compagna, unica salvezza.
Nel libro, Stravinskij si inserisce nella narrazione del manoscritto, che costituisce la trama principale, raccontando di come voglia celebrare Gesualdo da Venosa componendo una musica che diventi un monumento alla sua memoria. E anche Madrigale senza suono è un monumento. È una costruzione in cui ogni parola e ogni segno di punteggiatura diventano fondamentali. L’atmosfera del manoscritto è decisamente gotica; quando cominci a leggere sembra quasi di entrare sotto un tendone, dove l’aria è un po’ pesante, un po’ cupa, ma intrigante. Ci sono parole, immagini e azioni che vengono ripetute, come se fossero i mattoni, le porte e le finestre di questo monumento. Ci sono passaggi dove i punti e virgola e i due punti sembrano quasi le note di un fitto pentagramma. Tutto ritorna, in questo libro, ma una risposta alla fine non c’è.
Il delitto si può subodorare da subito, le motivazioni si scoprono poco a poco, il colpevole è noto. E questa è solo la prima metà della storia, che da Napoli passa a Ferrara (e qui, da brava ferrarese quale sono, devo dare dieci punti a Grifondoro), per poi tornare indietro e complicarsi, farsi ancora più gotica. Ma cosa significa, “gotica”? Non te lo so spiegare, ci vogliono libri del genere per capirlo. Quindi, se hai mai letto un libro che definiresti gotico, fammelo sapere perché vorrei rivivere l’esperienza!

Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, testo a fronte nella traduzione di Fernanda Pivano (Einaudi).

Credo di aver cominciato a leggere quest’antologia circa due anni fa. Me la sono presa comoda, ho messo il libro sul comodino e ho lasciato che mi chiamasse quando preferiva. A volte ho letto una decina di poesie una dietro l’altra, a volte mi sono accontentata di una sola. In questo libro ci sono le vite e i destini intrecciati di un paesino americano di inizio Novecento, che si racconta ai passanti attraverso gli epitaffi sulle tombe di chi abitava lì.
Incontrerai ogni genere di umanità, santi e peccatori, giusti e corrotti, innocenti e colpevoli, gente che ama e gente che odia, e ti sfido a non riconoscere qualcosa del nostro tempo in un qualche verso, a non ritrovare tra le parole un conoscente, o amico, o familiare.

È una raccolta che ha tanto da dire, che puoi aprire in un punto a caso anche dopo anni e avrà di sicuro ancora qualcosa da insegnarti.

Almarina, di Valeria Parrella (Einaudi).

Come può un libro così breve contenere così tanto? Qui dentro non ci sono parole, non ci sono frasi né pagine, ci sono mondi, universi, galassie. C’è così tanto su cui riflettere, c’è sincerità (una certa franchezza, direi), amore e dolcezza.

Almarina è raccontato in prima persona da Elisabetta Maiorano, insegnante di matematica nel carcere minorile di Nisida, a Napoli. Un giorno, entra nel carcere Almarina, una ragazza fuggita dalla Romania per salvare se stessa e il fratello. E la salvezza è possibile.
La realtà narrata in questo libro è dura e a volte poco gentile, ma davvero potente. Il racconto procede come un flusso di pensieri della protagonista, quasi come se l’avessimo di fronte e ci stesse parlando.
È un libro che si legge in fretta, ma che riecheggia a lungo.

*
E ora, il motivo per cui hai letto fino a qui (o per cui hai saltato tutto il resto), il momento della verità, la soddisfazione della curiosità: perché proprio questa immagine?

Ho scattato la foto a Cala Gadir, sull’isola di Pantelleria, nel 2016. Quell’estate dovevo fare un viaggio in Terra Santa: Gerusalemme, Petra, il deserto… Ma è saltato tutto e all’ultimo secondo (cambio di programma!), la meta è diventata Pantelleria. Un’isola incredibile, surreale e fantastica, che non rientrava nei piani ma si è rivelata meravigliosa.

Insomma, quella foto sta lì a ricordarmi che ogni cambio di programma può portare a qualcosa di indimenticabile. Sai che noia, se tutto va come previsto?

Se per una volta è andato (quasi) tutto come previsto, mentre mi leggi potrei essere su una spiaggia della Sardegna orientale, a godermi finalmente una settimana di vacanza.

Perciò, ti saluto!

Alla prossima e… Avanti tutta!

3 Comments on “CAMBIO DI PROGRAMMA”

  1. Che bello questo articolo, e mi ha fatto un sacco voglia di leggere Madrigale senza suono! L’Antologia di Spoon River è stupenda, hai sentito l’album fatto da De André e ispirato al libro, di cui anche Morgan ha fatto la cover (splendida, secondo me)?

    Come ti capisco sui cambi di programma, il 2020 è stato una delusione pure prima del Covid, eppure sono capitate pure cose belle che senza le brutte non ci sarebbero state… Spero tu sia in Sardegna sul serio ora! Buone vacanze 🧡

    Piace a 1 persona

    • Ciao Claudia, grazie mille!
      Conosco l’album di De André, ma non conosco la cover di Morgan, dovrò rimediare!
      Sì, sono in Sardegna, ecco una cosa bella dei cambi di programma dovuti al Covid.
      Ti abbraccio!

      "Mi piace"

  2. Già Pantelleria, senza il cambio programma non l’avremmo mai scoperta. L’isola dove sei fuori dal mondo è puoi solo vivere al ritmo lento della terra.
    Magnifica.
    I cambi di programma spesso si rivelano una risorsa inaspettata, basta lasciarsi coinvolgere

    Piace a 1 persona

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