ANNO NUOVO, ABITUDINI VECCHIE

(ovvero, sono tornata a pescare nella sezione Ragazzi)

Eccoci qui, all’appuntamento mensile con la sottoscritta lettrice caotica. Mi sto divertendo molto a saltabeccare da un genere letterario all’altro, da un romanzo per adulti a un giallo per ragazzi.

Prima della pausa natalizia ho fatto incetta di titoli in biblioteca, e stavolta sapevo già cosa volevo.
Così, un giorno in cui ero in turno al banco del reference (ammetto che questo termine tecnico mi era sconosciuto fino a maggio dell’anno scorso, in pratica è il banco dove stanno le postazioni delle bibliotecarie) ho approfittato di un momento di tranquillità per alzarmi dalla mia brava seggiolina e marciare decisa verso l’area ragazzi. Ho rallentato davanti ai fantasy, ma mi sono fatta forza, dicendomi che prima o poi mi ci sarei fermata davvero, e ho puntato dritto sui gialli. Sotto la lettera S ho trovato il secondo e il terzo volume delle avventure di Enola Holmes, di Nancy Springer, di cui avevo letto il primo.

Poi, non so bene come, forse era esposto poco più avanti, ho visto L’Ickabog, della mia amata Rowling.

Infine, spinta da un’improvvisa intuizione, ho cambiato stanza e sono andata a colpo sicuro dai romanzi nella sezione adulti, sotto la K. Li avevo sistemati qualche giorno prima, ero abbastanza certa di trovarli ancora. Ed eccoli lì: Finché il caffè è caldo, e il suo seguito, Basta un caffè per essere felici, di Toshikazu Kawaguchi.

Con la mia spesa tra le mani, sono tornata alla mia postazione e mi sono auto-prestata i libri tutta soddisfatta.

I due volumi di Enola Holmes mi sono piaciuti, li ho trovati coinvolgenti e scorrevoli, e penso che siano ricchi di spunti per i giovani lettori che si avvicinano al genere. Enola è la sorella minore di Sherlock Holmes, allevata da una madre femminista e suffragetta che le ha insegnato il linguaggio dei fiori, la crittografia e a cavarsela da sola. Quest’ultimo è un punto centrale nei vari libri, perché il nome Enola, letto al contrario, in inglese dà alone, da sola. È come se la madre avesse voluto decretare fin da subito il destino della figlia giocando col suo nome.
In questi libri viene ritratta l’industrializzata Londra di fine ‘800, con tutte le sue ipocrisie, convinzioni e distinzioni sociali. Enola è una divertente e ironica voce fuori dal coro, una ragazza che combatte per la propria indipendenza e supera in astuzia anche il fratello investigatore. I casi su cui indaga Enola non sono per niente banali, anzi, mi sono sembrati appassionanti.

Una bella sorpresa (ma poi neanche tanto sorpresa, perché quando una sa scrivere non c’è niente da fare, sa scrivere) è stato L’Ickabog di J.K. Rowling. È una favola che aveva nel cassetto da diverso tempo, ma una volta finito di scrivere il settimo Harry Potter ha voluto cimentarsi con libri più per adulti (Il seggio vacante e la serie delle indagini di Cormoran Strike). Solo durante la pandemia, in occasione del primo lockdown, ha pensato di riprendere la favola, metterla su carta e farla circolare gratuitamente su internet perché i genitori potessero leggerla ai figli.

La vicenda si svolge nell’idilliaco regno di Cornucopia, dove tutti vivono felici governati da un re magnanimo. Se non fosse che, a un certo punto, accade qualcosa che rompe l’idillio e cominciano a circolare le voci che la leggenda dell’Ickabog, un feroce mostro delle paludi, sia vera, e che proprio questo mostro sia la causa delle sventure che a poco a poco colpiscono il regno.
Ho solo una cosa da dire. Quanto è brava questa donna. Tutti i dettagli e i personaggi secondari, anche quelli che sembrano più insignificanti, alla fine vanno a costruire un insieme perfetto, incastrandosi come i pezzi di un puzzle. Mi è piaciuto davvero tanto, e devo dire che dopo Harry Potter sentivo un po’ la mancanza della sua maestria nel tessere storie “per bambini” (tra tante virgolette).
Non voglio dirti niente di più, credo che valga la pena leggerlo, anche solo per rilassarsi con qualcosa di diverso. Era una pausa che mi serviva, giusto in tempo per ritornare alla più problematica letteratura per adulti.

Sì, perché, passando ai romanzi dello scrittore giapponese Kawaguchi, non ti nascondo che alla fine del primo volume ho versato la mia calda lacrimuccia.

Premetto che, nonostante io abbia studiato giapponese in triennale, non avevo mai letto nulla di un autore giapponese. Sono rimasta un po’ spiazzata per l’atmosfera, che mi è sembrata, appunto, parecchio giapponese. Le interazioni tra i personaggi, il loro modo di porsi, le usanze, i dialoghi. È tutto molto giapponese. Ma va bene così, è il suo bello.
Di cosa parla Finché il caffè è caldo? Esiste una caffetteria, a Tokyo, dove è possibile viaggiare del tempo. Ci sono però regole ben precise da seguire ed è importante tenere a mente che, qualsiasi cosa si faccia durante il viaggio nel tempo, non è possibile cambiare il presente. C’è chi decide comunque di intraprendere il viaggio e tutti, in un modo o nell’altro, ne rientrano sereni.

Devo essere sincera, in certi punti l’ho trovato un po’ melenso, complice anche il fatto che non sono troppo abituata alla rigidità della società giapponese, ma a lettura ultimata mi ha comunque lasciato un sapore dolce, un vago aroma di speranza. Ho perciò cominciato il secondo volume un po’ più consapevole di quello che troverò e già più immersa nell’atmosfera orientale.

Anche per questo mese si conclude qui il mio resoconto libresco.

Alla prossima e…. Avanti tutta!

8 Comments on “ANNO NUOVO, ABITUDINI VECCHIE”

  1. Ciao, sono Fiore (scusa se esce il nome in capslock, ma wordpress non riesce a cambiarmelo)
    Allora, il libro del caffé giapponese in cui si viaggia nel tempo mi sembra sia dolcissimo e rilassante che avventuroso e originale. Cosa intendi come melenso? A me da l’idea di una storia delicata come alcuni passaggi in alcuni episodi di anime o di film della Ghibli. Invece, di tutt’altra pasta c’è Norwegian Wood di Murakami…che rappresenta un lato sporco e torbido, anche duro e turbante, del Giappone. Non adatto ai minori.
    Anche se non amo tutti i libri di HP, ma solo alcuni, la Rowling ha delle idee geniali, è innegabile. Qual è il tuo capitolo preferito dell’Ickabog? Io vorrei leggerlo, mi ricordo che ho letto l’inizio in inglese e alcune parti in cui si parlava di cibo mi veniva fame.
    A parte questo, oggi sono abbastanza assonnata… e ho un leggero mal di gola. Per il resto sono rilassata. E tu?

    Piace a 1 persona

  2. Ciao Fiore, qui tutto bene. È un lunedì dal sapore insolito, perché mi sembra un qualsiasi altro giorno della settimana. Sono riposata e abbastanza tranquilla.
    Per melenso intendo dire che ci sono tante scene in cui si insiste sulle emozioni dei personaggi, a volte un po’ troppo, dal mio punto di vista. Però, ripeto, l’atmosfera è super realisticamente giapponese, quindi immagino che bisogna solo abituarsi.
    Di Murakami non ho mai letto nulla, ma è in lista insieme a Banana Yoshimoto.
    Non saprei dirti quale sia il mio capitolo preferito dell’Ickabog, anche se le descrizioni dell’inizio sono davvero piacevoli.

    "Mi piace"

    • Ahhh, io adoro quella sensazione di tranquilla normalità *_* è stupenda, e la associo spesso ai giorni della settimana da metà gennaio a fine febbraio.
      Capisco, mi piace vedere i punti di vista diversi. Io trovo l’insistere sull’emozioni molto introspettivo, ma forse è perchè ho visto un po’ di anime da cima a fondo (non tantissimi, comunque).
      Banana Yoshimoto era una delle autrici preferite di una delle mie coinquiline.
      Capisco, allora immagino ti piacciano tutti! Immagino, infatti per quel poco che ho letto…mi era venuta anche un po’ di fame.
      Chissà com’è la storia del maialino di Natale

      Piace a 1 persona

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