PROFESSIONE: TRADUTTRICE

(eh, non solo)

Ho superato uno scoglio importante. Questo è l’articolo che segna un anno esatto dalla prima volta che ho scritto sul blog. In qualche modo è anche un segnale di come io sia riuscita a, beh, stare a galla.

I primi mesi sono stati durissimi, e devo ammettere che per qualche momento ho pensato di ritornare a lavorare in azienda. Sai, uno stipendio sicuro a fine mese, un ufficio dove incontrare persone, un motivo per vestirsi in modo presentabile. Invece no, la parte più temeraria di me mi ha convinta a stringere i denti, rimboccarmi le maniche e andare avanti.

Quindi oggi ti vorrei parlare di cosa significa essere un traduttore. Parlo per me, basandomi sull’esperienza maturata in questo primo anno di partita IVA e nei lavori durante l’università.

Intanto, va detto che sono specializzata in traduzione letteraria, perciò le traduzioni tecniche rappresentano solo una piccola parte dei miei compiti. Mi è capitato di tradurre manuali, lettere di avvocati, informative di vario tipo. Ma i guai veri che mi vado a cercare sono le traduzioni più creative.

Non fraintendermi, anche la traduzione tecnica sa essere molto stimolante, e poco a poco sto scoprendo mondi che neanche immaginavo (per esempio a un certo punto mi sono imbattuta su una normativa hawaiana relativa alla costruzione di immobili, e mi sono ritrovata a cercare su Google Maps i lotti edificabili. Alle Hawaii. Capisci che viaggio.).

Però, ecco, nulla batte la sensazione di rileggere un paragrafo tradotto da te e pensare: “Non è poi così malaccio.”

Eh sì, perché la caratteristica intrinseca, atavica e imprescindibile di un traduttore è l’eterna insoddisfazione. Prendi una pagina di un libro, falla tradurre a venti traduttori diversi e otterrai venti traduzioni diverse. Quindi, da traduttore, so che se penso ancora un’altra volta a quella resa, se provo a risistemare le parole, a trovare un sinonimo, a rendere passiva la frase, ad aggiungere una virgola, potrei arrivare a una parvenza di perfezione. Insomma, Penelope con la sua tela ci fa un baffo. Meno male che ci sono le date di scadenza, così prima o poi devi consegnare e quel che è scritto è scritto.

Ma allora, che cosa fa questo benedetto traduttore letterario?

Un traduttore letterario:

Fa ricerche. Tutto il giorno, tutti i giorni. Cerca su dizionari, libri, giornali. Legge il significato di parole che conosce già, perché metti che gli è sfuggito il sottosignificato numero 4 ed è proprio quello che serve in quella frase. Si cercano singole parole, costruzioni o espressioni fisse, citazioni. A proposito di citazioni, l’altro giorno mi sono messa a riascoltare tutte le canzoni della Sirenetta (il cartone animato della Disney, hai presente?) perché dal testo originale mi sembrava di aver carpito un riferimento a una collezionista seriale.

Oppure, due personaggi si scambiano una battuta che io non colgo. Cosa diavolo dicono questi? Capisco il doppio senso, ma perché lei parla di un video musicale? E quindi niente, YouTube alla mano ho prima cercato il video di questa canzone di una rapper americana, per capire se mi poteva illuminare. Situato il contesto, ho poi trovato la strofa, ma in italiano non aveva senso. Allora ho cambiato brano, scegliendone uno di un’artista simile più conosciuto in Italia e stando sul vago riguardo alla strofa.

Legge. Il motivo è chiaro, no? Per saper scrivere, bisogna leggere. Per me è utilissimo leggere sia in italiano che in traduzione, perché traggo ispirazione da entrambe le scritture. L’italiano è il modo naturale in cui parliamo, pensiamo e scriviamo, mentre la traduzione è il risultato di un ribaltamento di prospettiva. Il traguardo a cui ogni traduttore anela è una traduzione “che sembri scritta in italiano”, senza però perdere la voce dell’autore.

Ascolta. Mai, mai e poi mai sottovalutare l’importanza dell’ascolto. Specie se lavori con le parole. Erano mesi che cercavo un aggettivo. Non per una traduzione, ma per me, perché in un paio d’occasioni volevo dire una cosa senza girarci intorno, ma chissà per quale motivo il mio cervello si era incagliato in varie parafrasi. Dopo mesi, non scherzo, secondo me avevo cominciato a pensarci verso Natale, di colpo eccola lì. La frase che cercavo era “Non è lusinghiero”. Tre parole, e quell’aggettivo che continuava a sfuggirmi mi è venuto in mente sentendo una parola simile mentre tagliavo i peperoni.

Impreca. Trovatemi un traduttore che dopo aver fatto mille ricerche, rigirato la frase in mille modi, chiesto delucidazioni ad amici, colleghi e parenti, e trovandosi ancora davanti una resa poco convincente, non cominci a innervosirsi. Io in questi casi mi allontano dal computer e faccio altro. Perché se m’impantano, mi deconcentro e posso anche andare a farmi un giro.

Oltre tutte queste belle cose, un traduttore è anche, non sempre volontariamente: economo, commercialista, addetto al recupero crediti, pubblicitario, ufficio risorse umane, pubbliche relazioni, segreteria, logistica, ricerca e sviluppo, dirigenza… Va bene, sto esagerando, ma forse neanche troppo. Di sicuro non ci si annoia mai.

Sono cambiata molto nell’arco di questo primo anno di blog. Sono più consapevole dei miei punti forti, conosco le mie debolezze. Ho fatto le mie brave figuracce e ho portato a casa bei progetti.

Insomma, una volta che hai imparato a stare a galla, rimane solo da imparare a nuotare.

Alla prossima e… Avanti tutta!

4 Comments on “PROFESSIONE: TRADUTTRICE”

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