LA VA(N)CANZA

Anche questo mese continuo a sentire gli effetti del Salone di Torino. Pochi giorni dopo il rientro mi sono messa a lavorare su una revisione di un testo dal francese che dovrebbe andare in stampa proprio oggi e di cui non vedo l’ora di parlarti. Quindi preparati, è molto probabile che nel prossimo articolo mi dilungherò su quanto mi abbia gasata quell’incarico.

In contemporanea ho preparato una proposta di traduzione dallo spagnolo di un romanzo che ho iniziato proprio sulla Freccia che mi portava a Porta Susa. È pronta, devo solo rileggerla un’ultima volta e poi basta, la invierò senza pensarci più.

A proposito di proposte di traduzione, qualche giorno fa ho partecipato a una riunione plenaria con le buddy della Bottega dei Traduttori ed è sorta una riflessione molto interessante: ci sono tanti modi per redigere una proposta e ognuno ha un metodo da consigliare; c’è chi dice che bisogna prediligere l’aspetto grafico, chi la vuole più lunga e articolata, chi più corta e sintetica.
In realtà, quello che deve trasparire da una proposta è chi siamo noi. Il modo di impostarla e di scriverla dice tantissimo della nostra persona e della nostra professionalità. È inutile tentare di copiare altri metodi se non ci rappresentano. Per esempio, so bene di non essere una persona artistica, nel senso che non ho talento per l’arte. Non riuscirei mai a creare una proposta piena di colori e di composizioni grafiche, perché non è così che lavoro. Sono più metodica, ragiono sulle parole e prediligo un’estetica minimale. Le mie proposte rispecchiano questo lato del mio carattere.

Se sono riuscita a cogliere questo frutto importantissimo dalla riunione con le buddy è stato anche perché ero appena rientrata da otto giorni di pausa piena e totale. Se ti chiedi come sia possibile, te lo dico subito: vacanza in van. Dispersi nei boschi, senza connessione, a volte senza GPS. Ho scoperto che le sorgenti del Tevere si trovano in provincia di Forlì, ho bevuto una tazza di cioccolata calda circondata dal luccichio delle lucciole e mi sono purificata dagli schermi. Niente tv, niente computer e pochissimo cellulare per quasi 200 ore della mia vita. Ho addirittura lasciato fermo nella casella di posta un contratto di traduzione in attesa della mia firma.

E quanto ne avevo bisogno. Quest’anno sono andata come un treno, ho lavorato a ritmi a dir poco sostenuti, con picchi di anche 60 ore a settimana, che per me sono un massacro.

Ora sono pronta a ripartire, con 4 progetti in corso e 2 lavori di scouting nella tradulista d’attesa. Estate, non ti temo.

Alla prossima e… Avanti tutta!

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